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Racconti Gay & Bisex

Una Sconfitta Ben Ricompensata: Racconto Gay

Michele sentì il respiro strapparsi dai polmoni mentre la sua schiena colpiva il tappeto. Molto duramente. 

Il bastardo lo aveva buttato giù. 

Gli occhi blu erano sfuocati, ma prima che fosse in grado di portare un po’ d’aria nei polmoni, il bastardo era già su di lui, i suoi pugni volavano, con quelle cosce muscolose, il busto sudato mentre lo montava e non gli dava tregua. 

Michele sollevò le braccia per proteggersi la testa da quell’ondata di dolore. 

Aveva la bocca sanguinante, ne era sicuro. Non si poteva sbagliare, con quel sapore di rame  che gli scorreva in bocca. 

Odiava agguantarsi ma era in una brutta posizione e aveva bisogno di uscirne, molto in fretta. Se non fosse stato in grado di bloccare la testa, non ce l’avrebbe fatta di certo ad averla scampo. 

All’inferno! Non poteva farsi mettere fuori combattimento prima della fine di quel round. 

In nessuna maniera l’avrebbe accettato, e il suo orgoglio non gli avrebbe permesso di mollare. 

Michele si strinse più che poté al fianco del suo avversario, spingendo contro una delle cosce tarchiate e abbronzate del bastardo, bloccando rapidamente le proprie gambe in una stretta. Aveva  il respiro duro come l’inferno.  Michele non perse tempo prima di muovere bruscamente la spalla in avanti, gettando il corpo del bastardo, così da destabilizzarlo, e spaventarlo come si deve. 

”Non l’hai visto arrivare, vero stronzo? Non me ne frega se sei due volte più grande di me” 

Ed era molto più massiccio, il bastardo.  Per quanto non lo superasse di molto,  aveva più  massa e zero grasso corporeo. D’accordo, era stata un’esagerazione da parte sua, ma era veramente grosso.  

Michele dovette ammettere che era invidioso di quel corpo massiccio. 

Non che il suo corpo fosse da meno. 

Aveva lavorato sodo, si era allenato di più, e non poteva assolutamente permettere che questo bastardo lo battesse senza combattere. 

Michele cercò di prenderlo alle spalle, cercando di scavalcarlo come una scimmia, ma il bastardo si riprese rapidamente e stava già cercando di sovrastarlo. 

Ma affrontò di nuovo il bastardo sui tappeti schizzati di sangue, cazzo, non era tutto suo quel sangue, vero? Si chiese Michele, prestando a malapena l’attenzione sull’altro, avvolgendo le sue gambe pesanti attorno al sua vita. 

Michele sollevò un pugno e lo sbatté sulla faccia trasandata del bastardo, ancora e ancora, nascondendo a malapena la sua gioia quando vide il sangue sgorgagli sulla fronte scura. 

Se solo fosse riuscito a tenere duro fino al suono della campana — 

Un pesante bicipite si serrò sul braccio sinistro e Michele scattò di sorpresa, sentendo il bastardo che non si voleva arrendere. 

Cazzo cazzo! 

La gamba del bastardo oscillò sopra la testa di Michele, con il viso schiacciato senza pietà contro la parte posteriore di una coscia forte e muscolosa. Cercò di tenere il bicipite, inarcando la schiena mentre cercava di bloccarlo, per arricciare il suo braccio in una posizione scomoda. 

Il sudore gli entrava negli occhi, pungendoli. Michele digrignò i denti mentre cercava di impilare il bastardo sotto di lui. Sapeva che aveva bisogno di alleviare la pressione dal suo gomito, se non lo avesse fatto si sarebbe spezzato come un ramoscello. 

L’acido lattico si stava formando tra le sue braccia, la sua presa si stava indebolendo, le sue braccia si stavano stancando. 

Cazzo cazzo cazzo! Cantò mentalmente, cercando di non farsi prendere dal panico, cercando di resistere fino a quando — 

DING DING DING! 

Oh grazie a Dio. 

Era fatta! 

Una volta che la campana suonava, la mente si apriva e il ruggito del pubblico raggiungeva il ring … Michele lo trovava ancora affascinante. Tutta l’adrenalina che sbiadiva dalle orecchie solo per essere sostituita da urla forti e luci intense. 

Si era dimenticato che erano lì. 

Il bastardo si era immediatamente lasciato andare quando suonò il campanello e si alzò in piedi. Michele rimase in ginocchio, osservando il sangue gocciolare sul tappeto. Il suo respiro era pesante, la gola stava bruciando.  

Poi una mano si posò sul suo viso, con il palmo rivolto verso l’alto. Michele guardò la mano senza espressione, perché cazzo gli toccava la faccia. 

”Dai Mick alzati” 

Odiava quel maledetto soprannome. 

“Bastardo” Borbottò prendendo la mano tesa, permettendosi di essere aiutato a  mettersi in piedi. 

“Giovanni”. Sorrise con il suo stupido sorriso increspato. 

“Che cosa?” 

“Il mio nome, continuo a dirti che è Giovanni, non bastardo.” Sembrava che volesse ridere. 

Michele socchiuse leggermente gli occhi, “Allora smetti di comportarti come tale”. 

“Touché”. 

L’arbitro afferrò entrambi i combattenti, mettendo Michele alla sua sinistra e Giovanni alla sua destra. 

“Signore e signori dopo aver completato cinque round per il nostro evento principale, il vincitore di questo incontro è stato lasciato ai giudici”. La voce rimbombante sembrava provenire da tutte le parti contemporaneamente, ma entrambi i ragazzi tenevano gli occhi fissi sull’annunciatore con il microfono che camminava avanti e indietro tra di loro. 

La folla era silenziosa in attesa della proclamazione. 

“Il  vincitore, e campione della gabbia!” ruggì sopra le chiacchiere eccitate dei fan “Giovanni! Detto il martello ” 

E le urla della folla erano diventate talmente assordanti, prima che Michele si mettesse in modalità ”auto pilota”’ . Era leggermente consapevole di aver stretto la mano di Giovanni e di dargli un educato abbraccio di congratulazioni prima di voltarsi per uscire dal ring. 

Ignorando palesemente lo sguardo sul volto del bastardo. 

Doveva andarsene. 

Dalla folla. 

Dalle luci. 

Dalle telecamere. 

Michele scese le scale ed individuò il suo allenatore, mentre l’uomo si avvicinava a lui, con il suo viso calmo e attento. 

“Mi dispiace, coach.” 

“Mi dispiace, per niente” Schioccò, stringendo la spalla inzuppata di sudore “Sei stato fottutamente fantastico lì sul ring, non lasciarti abbattere.” 

Michele passò una mano guantata per asciugarsi “Io—” 

” Fatti una doccia e poi vieni che parliamo …” 

Michele scosse la testa “Io … Voglio stare da solo, coach. Mi riprenderò.” 

Intuì che il coach volesse protestare, ma poi si fermò e annuì rigidamente, “Va bene, ragazzino. Lo rispetto.” 

Michele ignorò le orde di persone che cercavano di toccarlo, di offrire le loro simpatie o di congratularsi con lui per il bel combattimento, alcuni gli lanciarono insulti, altri offrivano incoraggiamenti. 

Li ignorò tutti. 

Solitudine. Ora la solitudine sembrava il paradiso, e i suoi piedi si misero a muoversi più velocemente, allontanandosi da tutti, inconsapevole di uno sguardo grigio tempestoso posato su di lui. 

A Giovanni non piaceva lo sguardo che vedeva in quegli occhi. Di solito erano espressivi, infuocati, animati. Non riusciva a smettere di pensare a quanto fossero spenti adesso. 

Silenzioso. 

Noioso. 

Non aveva nulla in comune con il ragazzo che aveva combattuto come un diavolo  qualche minuto fa. 

Si era spento. 

L’allenatore si avvicinò, così che l’attenzione di Giovanni venne strappata via. 

“Buona lotta, martello!” sentì ruggire la sua squadra, sollevandolo per l’eccitazione. 

Ed era proprio così. Fu una bella battaglia infernale. 

Di solito finiva il combattimento dopo il secondo round, ma il ragazzo aveva combattuto come un demone, non aveva smesso, continuava a venire da lui. 

Ecco perché lo ammirava così tanto, perché non vedeva l’ora di combattere di nuovo con lui. 

Gli era sempre piaciuto guardare le partite degli altri combattenti, gli piaceva studiarle e vedere chi era quello a cui prestare maggior attenzione. 

E quello era sicuramente Michele ”il soldato” 

Aveva combattuto con una tale ferocia che suscitava l’eccitazione dentro di lui. 

Non aveva sentito quella scintilla da tanto tempo. 

Giovanni non aveva paura di ammettere che ”il soldato” lo aveva spronato ad allenarsi più duramente per questa lotta, osservando la sua irritazione sul ring quasi lo rendeva stordito, si sentiva così in estasi. 

Aveva intravisto il ragazzo un paio di volte al club e aveva cercato di coinvolgerlo in una conversazione … Ma non lo aveva filato molto, e da allora che aveva preso l’abitudine di guardarlo 

“Ehi, sei il soldato vero?” 

Il ragazzo emise un grugnito affermativo, ma lo guardò con diffidenza mentre prendeva un sorso d’acqua dal bicchiere. 

“Giovanni”. Ignorò il suo atteggiamento sprezzante “Immagino che avremo una gara tra qualche mese”. 

Era sembrato sorpreso per una frazione di secondo prima di riconoscerlo, “il martello”. 

“Martello come ti sei sentito riguardo alla lotta con il soldato?” La voce del presentatore interruppe i suoi ricordi, scegliendo quel momento per mettergli un microfono in faccia. 

Emise un piccolo sorriso stanco, ” è stata una bella battaglia. Il soldato è un combattente di grande talento, e posso onestamente dire che mi sono sentito onorato di tutta la tenacia che ha dimostrato” 

“Hai preso dei colpi piuttosto duri,” disse l’annunciatore guardando il suo viso, Giovanni sentì il suo sangue colare lentamente lungo il lato della guancia. Sangue mescolato a sudore. 

“Uh, sì” sembrava un po’ imbarazzato, “mi sono sentito, come se fossi stato colpito da una mazza” 

O un fottuto treno merci, pensò. 

Sentì qualche risatina prima che l’annunciatore girasse il microfono verso la propria bocca per essere ascoltato, “C’è qualcuno che vorresti ringraziare?” 

Giovanni iniziò quindi il suo “ringraziamento alla famiglia e al discorso dello sponsor” mentre nella sua mente stava ancora vedendo quel tipo tonico, luccicante che si allontanava. 

“Piccolo” Lei gli sussurrò all’orecchio mentre le sue lunghe unghie curate smaltate di un rosso sangue scivolarono sui suoi duri pettorali, “Stai bene?” 

 Veronica con il suo costante accarezzare e il suo tono acuto gli dava fastidio. 

Certo che non stava bene 

“Sto bene” le disse invece. 

Michele  aveva sperato in un po’ di solitudine, ma quando aveva visto la testa bionda della sua ragazza in mezzo alla folla, sapeva che avrebbe sentito le solite lamentele dell’ingiustizia che gli avevano fatto ecc.. 

Doveva finirla con lei, già sembrava in ritardo con quella decisione. 

Aveva dato una scadenza di tre mesi per quella relazione. 

Non che Veronica fosse una cattiva ragazza o altro, stava diventando troppo appiccicosa. 

Cazzo, la settimana scorsa aveva notato che lei continuava a lasciare le sue cose nel suo appartamento. Era iniziato con cose innocue come una camicia, un po’  di biancheria intima … Ma ora aveva il suo fottuto shampoo e balsamo nella sua doccia, lo spazzolino da denti vicino al lavandino. 

Tamponi del cazzo nel suo armadietto dei medicinali. 

… Sì, era giunto il momento. Ma adesso non aveva l’energia per esprimersi. 

Lasciò che continuasse a chiacchierare sue cose futili, e si mise a pensare al combattimento appena avvenuto, e al suo avversario, Giovanni : 

Stava bevendo un po’ d’acqua quando qualcuno arrivò alle sue spalle. 

“Sono io.” gli aveva ghignato Giovanni con un sorriso sbilenco che gli appariva sulla faccia aspra e con la barba lunga. 

Perché mi sta parlando? Aveva pensato tra sé mentre prendeva un altro sorso d’acqua. 

” grande drappeggio quello che ti porti in giro ” 

Michele penso alla sua bandiera “Oh, uh … Grazie.” 

“Penso che sia bello che tu la indossi durante l’ingresso ad un combattimento.” sembrava che intendesse davvero quello che diceva. 

Non era un segreto che Michele fosse orgoglioso della sua eredità, “Grazie”. 

” Amico, non sapeva cosa fare con tutta l’attenzione ” 

Giovanni emise un lieve suono ridacchiante prima di girarsi per appoggiarsi al bancone, una posizione simile alla sua. 

Era un ragazzo grosso, con le braccia sporgenti sotto la maglietta mentre incrociava le braccia comodamente, jeans scuri con pesanti scarpe che si incrociavano alla caviglia. Il suo bel viso stava scrutando il club affollato, le luci laser che danzavano sulla sua pelle abbronzata, i capelli scuri erano leggermente pettinati, con i lati ben rasati, ma la parte superiore abbastanza lunga da essere in qualche modo attraente. Michele avrebbe supposto che lo stile avrebbe fatto sembrare chiunque un po’ una ragazzina, ma con la sua mascella forte e il grigio intenso dei suoi occhi lo rendevano sexy. 

“Che cosa era questo?” La voce profonda di Giovanni penetrò nei suoi pensieri. 

Cazzo, l’aveva detto a voce alta? 

” Perché  mi stai parlando?” Decise di ignorare la domanda dell’altro. 

Un altro sorriso increspato divise la faccia aspra mentre rideva, “Dritto al punto eh?” 

Michele  non pensava di dover rispondere. 

“Ti ammiro, tutto qui.” 

Il suo cuore aveva smesso di battere. 

“Huh?” girò la testa per guardarlo stupidamente. 

“Cosa? Non posso ammirare un buon combattente quando ne vedo uno?” 

“N-no, è solo che .. tu, bene tu.” 

Dio, com’era stato tutto inaspettato. 

Michele  sentì l’altro avvicinarsi, il respiro caldo contro l’orecchio, “Il modo in cui ti muovi,” Respirò, “Così liscio, così fluido. Ti muovi con uno scopo preciso, non lasci nulla al caso. Così concentrato … è in realtà un po’ eccitante” 

Michele  ritrasse la testa per guardarlo, “Che cazzo era!” 

 I suoi occhi grigi, nonostante l’illuminazione del club, sembravano brillare, “Non vedo l’ora di fare questo combattimento”. 

Aspetta un secondo … La mente di Michele  corse, i suoi occhi si strinsero per il sospetto. 

“Questa è una specie di cazzo di manipolazione prima del combattimento vero?” Sibilò tra i denti, immediatamente incazzato, “Perché se lo è, puoi andare a farti fottere” 

“Whoa whoa whoa, Mick calmati” Alzò entrambe le mani in difesa, “Non è come pensi” 

Giovanni era stato nel gioco per molto tempo ed era noto per essere un tipo ” alla mano”. Senza sotterfugi.  Niente cazzate. E neppure un doppiogiochista  

“Mick?” 

Un piccolo sorriso imbarazzato curvò quelle labbra perfette, “Sì, scusa, faccio schifo con i nomi, quindi quando incontro persone nuove cerco di abbreviare il più possibile i loro nomi, così le ricordo.” 

“Non mi piace.” 

“sicuro? ” 

Era calato il silenzio, mentre si fissavano.. 

“Mi piaci, Mick” 

“E perché sei un tale bastardo?” 

“tu non mi guardi oltre al culo, ecco perché ” 

Fu la volta di Michele di sorridere “Perché dovrei farlo? Perché tu sei” il campione “?” 

Giovanni si strinse nelle spalle mimando un ”’forse” 

“Non lo sarai per molto tempo.” Michele si sporse per catturare gli occhi dell’altro, davvero questo bastardo è fottutamente alto “Perché ti toglierò il titolo” 

Cazzo, se quei suoi occhi non brillassero in quel modo  “Oh, cazzo” lo sentì sussurrare “Mi piacerebbe davvero vederti provare.” 

Dovevano essere beffarde quelle parole … Ma ne uscirono affannate, profonde … A Michele sembrava quasi che Giovanni gemesse un po’ . Quelle parole fecero far sentire il suo ventre strano e caldo, e voleva che il suo cuore non gli battesse così forte. 

“Oh, piccolo.” 

Michele scattò, quando si ritrovò quella testa bionda in mezzo alle sue cosce allargate. 

L’aveva preso a coppa attraverso i suoi pantaloncini macchiati di sangue e si pentì immediatamente di averla lasciata fare. 

“Mmm, sei così duro” 

Cazzo, cazzo! 

La sua piccola lingua si sporse per leccare le sue labbra gonfie mentre con lo sguardo lo stava già scopando. 

Veronica probabilmente pensava di sembrare sexy. 

Michele d’altro canto pensava che assomigliasse a un gatto siamese che lecca la sua ciotola educatamente, cercò di non rabbrividire. 

Quelle cose lo spaventavano. Un gatto senza peli. Schifoso. 

Michele sibilò tra i denti quando la sua mano strinse rudemente la sua sacca. 

”Cazzo, le mie palle non sono una fottuta palla antistress, donna!” 

In un certo senso lo temeva, sapeva cosa voleva fare, e farsi fare un pompino da Veronica implicava sempre che lei usasse i denti in tutti i modi possibilmente sbagliati. 

Un cazzo non corroso era decisamente diverso da uno corroso. 

Per Veronica un cazzo era un cazzo e lei non prestava una minima attenzione a come gli piaceva che lo succhiasse. 

L’unico  suo punto a favore era il fatto che la sua figa potesse sopportare il tipo di martellamento che a Michele piaceva servire. 

E lei adorava essere fottuta in quel modo. 

Il quella maniera in cui la sua piccola fica avida lo avrebbe risucchiato quando avrebbe iniziato con colpi duri e profondi. 

Inoltre aveva un bel culo, gli piaceva scoparselo. 

Normalmente lasciava che lei lo trastullasse un po’ prima di scoparsela a dovere, ma qualcosa lo stava disturbando. 

Probabilmente il fatto che non era lei a renderlo così duro in primo luogo. 

Erano quei dannati occhi grigi che sorridevano e le labbra fottutamente piene. 

Cazzo cazzo! 

Nell’ultimo mese quegli occhi lo avevano perseguitato. Nei suoi sogni vedeva quegli stessi occhi, cerchiati di ciglia scure fuligginose che lo guardavano mentre quelle labbra si chiudevano attorno al suo cazzo, labbra e denti che gli pizzicavano delicatamente il prepuzio, mentre la sua lingua gli leccava il pomello come se fosse stata la cosa migliore che abbia mai assaggiato. Non importa quanto duro aveva stipato la sua canna nella bocca di quel bastardo, l’aveva presa. Spalancò la bocca, leccando e succhiando, sbavando… Cosa c’era di sbagliato in lui? 

Michele la spinse via dalla sua dura erezione. 

“No.” 

Lei mise il broncio “Perché no? Sei così duro, posso farti venire …” 

“Ho detto no.” la sua voce era aspra, gli occhi duri. 

I suoi occhi blu si restrinsero mentre si alzava su alti tacchi a spillo. Si gettò i capelli biondi sulla spalla, mettendo una mano sui fianchi della minigonna. “Va bene. Va bene ” Fece un grande spettacolo girandosi, e sbattendogli il culo in faccia. 

“Chiamami quando sarai pronto a superare te stesso.” gli disse alle sue spalle piagnucolando, in quel modo fastidioso che facevano alcune donne quando pensavano di poterti portare in giro come volevano. 

E lei stava facendo la medesima cosa. 

Con un ringhio mal celato, Michele sibilò attraverso un ghigno, “In tal caso, potresti anche perdere il mio numero, perché sembra che  il tuo piccolo ti stia lasciando ” 

Si fermò a metà passo, quasi inciampando, “Michel–” 

“No tesoro. Ho chiuso con te.” 

Veronica sembrava voler piangere, ma soprattutto sembrava che volesse dargli un calcio tra le palle. 

 Quelle scarpe sembravano piuttosto malvagie. 

“Ti spedirò la merda che hai lasciato a casa mia, quindi non preoccuparti.” 

Ora sembrava incazzata, “Fottiti! Non riesco nemmeno a credere di aver passato così tanto tempo con te. Che fottuto spreco! Starò molto meglio senza di te. Migliore di un perdente ” uscì dallo spogliatoio, quasi inciampando in qualcuno. 

“Levati dai piedi, stronzo!” Strillò come una strega prima di spingerlo via, facendo scivolare i talloni lungo il corridoio. 

“Whoa. Mi scusi” echeggiò una voce profonda nella stanza. 

Michele si sentì congelare, quando riconobbe la voce di Giovanni. 

”Gesù, fottimi! Non riesco a gestire questa merda ora …” 

“Cosa? Hai dimenticato qualcosa?” alzò un sopracciglio, trascinando nervosamente una mano tra i suoi riccioli umidi e scuri. 

Indicò con il pollice la direzione in cui Veronica se n’era andata “Immagino che non sia andata troppo bene con la tua donna” 

“Sì, beh, essere scaricato da un perdente può rendere la maggior parte della gente nervosa.” 

Ora, perché l’aveva detto? 

“Non sei un perdente.” Le sopracciglia di Giovanni si corrugarono mentre si avvicinava ulteriormente a lui. Aveva  tolto i guanti e le mani erano libere dalle fasce. Doveva aver cambiato i vestiti perché non indossava più i suoi pantaloncini da combattimento, ma dei jeans e una maglietta. Aveva i capelli ancora umidi dopo la doccia e aveva un odore pulito. Come sapone, biancheria fresca e uomo. 

“Veramente?” Michele derise cupamente, “dice il coglione che detiene la cintura.” 

Sapeva di sentirsi solo dispiaciuto per se stesso, ma non era riuscito a fermare le parole che uscirono come un getto. 

“Cazzo, ho guadagnato quella fottuta cintura.” 

Il che era vero, aveva combattuto duramente … Beh, i suoi colpi si erano sentiti duramente. 

“Hai ragione io …” stava cercando delle parole appropriate e non offensive da usare come seguito. 

All’improvviso Giovanni si avvicinò, accovacciandosi di fronte a lui, l’odore del sapone pulito inibiva i suoi sensi. Mani calde gli afferrarono le spalle nude, “Hai combattuto fottutamente alla grande là fuori!” 

Michele lo fissò ad occhi spalancati. 

Giovanni espresse tutto ciò eccitato “Ero così carico di adrenalina! Come se l’elettricità mi scorresse dentro. Mi sentivo come se stessi per uscire dalla mia pelle!” 

Allo sguardo vuoto di Michele, l’altro spiegò: “Non mi sentivo così da tanto tempo, eri fottutamente bravo, dannatamente talentuoso, non mi sono mai divertito così tanto, mi sono ricordato perché ho iniziato a combattere. La corsa, la sfida, la fottuta adrenalina. ” 

Michele era meravigliato dalla miriade di espressioni che danzavano sul viso di quel ragazzo, “Mi dispiace, è solo che mi sono allenato così duramente e sono solo così dannatamente deluso …” 

“di non essere abbastanza uomo.” la sua voce si addolcì e Michele si sciolse appena, una mano ruvida e abbronzata gli copriva la nuca, l’altra gli lisciava il petto duro e nudo “Sei stato fottutamente fantastico.” Gli occhi grigi guardarono verso il basso. 

Che cosa stava guardando? 

“… Così fottutamente fantastico.” Sussurrò Giovanni rauco, il viso che si abbassava lentamente mentre le labbra calde si chiudevano su quelle di Michele. 

Che diavolo stava succedendo ?! 

Michele sarebbe caduto dalla panchina se Giovanni non si fosse aggrappato a lui. 

“Che cosa..?” cercò di chiedere ma l’altro colse l’occasione per far scivolare la lingua in bocca con un gemito. Un gemito che sentì in profondità. 

Michele stesso era scioccato, ma il suo uccello non sembrava trovare nulla di sbagliato, in tutto questo. 

Il che era davvero strano … di solito nessun uomo sarebbe stato così audace da fare una cosa del genere, e lui stesso che lo lasciava fare? 

Sapeva che inizialmente voleva provarci, ma … Santo cazzo lui che stava baciando un ragazzo! 

La lingua di Giovanni si strofinò contro la sua. Non sapeva come si sentiva nel sentire la barba ruvida. Era abituato al morbido, anche se le labbra di Giovanni erano sorprendentemente morbide, ma il resto di lui era tutt’altra cosa. Michele trovò le mani premute sul petto dell’altro, non sicuro di volerlo allontanare o avvicinare, ma lo stava sicuramente ricambiando con un bacio. 

Sentì un gemito basso, era lui? Merda, Michele si allontanò rapidamente, il suo petto si sollevò mentre abbassava la testa per nascondere le sue guance fiammeggianti. 

“Mi dispiace, Mick” 

Anche se Giovanni si scusò, non sembrava volersi allontanare … con il respiro caldo che si mescolava.  Michele tenne gli occhi ovunque tranne che sulla bocca dell’altro ragazzo, evitandolo. Pensieri che gli attraversavano la mente in una miriade di secondi. L’aveva reso gay? Aspetta, Giovanni era gay? Un bacio del cazzo lo ha reso gay? Il fatto che volesse farlo di nuovo lo aveva reso tale? 

Un piccolo strattone attirò la sua attenzione sulle sue mani. 

Mani abbronzate stavano togliendo le fasce. 

“Cosa fai?” 

“Quello che inizialmente sono venuto qui a fare” Si alzò, facendo cenno a  Michele  il lettino da massaggio. 

Alla sua riluttanza, alzò gli occhi al cielo, “Ti stenderò solo.” 

“Perché?” 

Giovanni tocco il viso dell’altro, stava cominciando il gonfiore intorno agli occhi ed il livido lo fece sussultare un po’ . Il taglio sul lato della bocca di  Michele fece prudere la mano di Giovanni nel toccarlo, nel baciarlo, nel … Cosa diavolo stava facendo? 

“Perché è il minimo che posso fare.” 

 Michele si accigliò un po’ , “Uh, l’ultima volta che ho controllato ho fatto qualche bella leccata lì dentro, coglione.” indicò lo squarcio sulla fronte che probabilmente avrebbe avuto bisogno di punti e anche il suo labbro si era rotto abbastanza male. 

“Sì … certo che l’hai fatto.” Giovanni sorrise in modo implicito, un sorriso sbilenco che non si riferiva al tipo di “leccata” di cui parlava Michele. 

Guardò mentre stava facendo una smorfia e alzò gli occhi al cielo. 

*** 

 Michele era sdraiato a faccia in giù sul lettino mentre Giovanni stava massaggiando i suoi muscoli doloranti. Anche dopo essersi allungato, il suo corpo sembrava ancora un pezzo di carne malconcia, ma avere le mani carnose grandi e forti di Giovanni su di lui, lo faceva sentire bene. Anche se, non riusciva a spiegare perché si lamentasse quando quelle mani grandi e callose raggiungevano la parte bassa della schiena. 

“Ti stai sentendo meglio?”  Michele giurò di poter sentire il suo sorriso. 

“Mmm, sì.” Inarcò la schiena involontariamente e sentì il respiro affannoso di Giovanni. Era leggero, ma non ne era sicuro, quindi lo fece di nuovo e sentì un netto cambiamento nel respiro dell’altro. 

 Michele era confuso sul perché non lo avesse colpito quando era successo quel fatidico bacio. Perché aveva lasciato che accadesse … Perché voleva che accadesse di nuovo. 

Questo era un nuovo territorio. Doveva percorrerlo attentamente. 

Aprì leggermente gli occhi e fu un po’ sorpreso nel vedere l’erezione Giovanni 

 Michele non aveva commentato né ha distolto lo sguardo. 

Sapeva che Giovanni lo aveva visto, quindi quando sentì la sua mano  scivolare sotto i pantaloncini da combattimento per afferrare il globo pallido e liscio,  Michele rimase a bocca aperta e guardò affascinato mentre l’erezione di Giovanni diventava più grande … Più forte. Non riusciva a capire perché fosse così interessato, non era come se non sapesse come un cazzo diventasse duro, ne aveva uno tutto suo … Forse era il fatto che l’arto di qualcuno era diventando duro per lui, come se lo avesse acceso lui. 

Non posso dire di aver mai pensato che sarebbe successo durante la mia vita. 

Non era come se avesse una lista di secchi per questo tipo di merda. 

Bacia un uomo? Dai un’occhiata. 

Lascia che un tizio ti accarezzi il culo? Dai un’occhiata. 

Rendere duro un ragazzo? Doppio controllo. 

Un dito svolazzò delicatamente sul suo buco increspato e fece sobbalzare i fianchi sul lettino, il suo cazzo era gonfio nei suoi pantaloncini. 

“Bello e stretto …” gemette Giovanni sopra di lui, massaggiando i muscoli attorno al suo buco, prima di far scivolare un dito dentro. 

Michele pensò che fosse strano che non si sentisse disgustato, in realtà stava davvero sollevando il culo per incontrarlo a metà strada, “Cazzo, sembra folle.” 

I suoi pantaloncini vennero strappati via e lui lo stava lasciando fare, l’aria colpiva la pelle riscaldata. 

“Gesù, sei uno spettacolo da vedere” 

Michele allungò la mano per togliere il sudore di Giovanni, esponendo il ragazzo ad un’erezione molto grande. 

Il figlio di puttana era persino più grande di lui, avrebbe dovuto incazzarlo a morte, ma Michele scoprì che non poteva concentrarsi su quello in quel momento, non quando il cazzo di Giovanni era duro, quasi doloroso e con perdite. 

Giovanni sibilò bruscamente mentre guardava Michele prendere la testa morbida del suo uccello in quella perfetta bocca rosa pallida, la lingua che leccava sulla parte inferiore sensibile del suo uccello. Infilò un altro dito nel culo stretto di Michele, agganciandosi e stirandosi, fottendosi la bocca di Michele, mentre lui si faceva fottere dalla sua mano. Giovanni sapeva che l’erezione dell’altro era allo stato agonizzante del duro, si aspettava che fosse così osservando l’uomo praticamente ingobbirsi sul lettino da massaggio. Giovanni affondò le dita più in profondità e doveva aver toccato qualcosa di buono, perché Michele si era tirato indietro con un sussulto strozzato, il cazzo di Giovanni gli scivolò fuori dalla bocca mentre il ragazzo sotto di lui tremava.  

“Che cazzo è stato?” Gemette Michele, appoggiando il culo contro la mano di Giovanni. 

“Bello?” chiese inutilmente. 

“Puh … per favore,” sorrise Giovanni al respiro affannoso di Michele “non so amico, ho bisogno … ho bisogno.” 

Michele stava ansimando adesso, il suo corpo luccicava di sudore, la sua pelle arrossata. 

Era bellissimo. 

Giovanni fece il giro del lettino, tirando le gambe di Michele dal bordo in modo che si piegasse su di esso, le gambe aperte, il culo come un’offerta. 

“Dio, se solo riuscissi a vederti amico …” sussurrò calorosamente mentre si strofinava l’erezione ben lubrificata contro il suo buco. 

“Oh cazzo,” gemette Michele, appoggiando la testa sugli avambracci, “Merda!” 

“Rilassati …” lo calmò Giovanni, strofinando una mano su e giù per la spina dorsale di Michele, godendosi lo spettacolo di movimenti muscolari sotto la pelle chiara. Si fermò solo per sollevare Michele dalla sua cinghia, lanciandola dietro di sé prima di avanzare di nuovo. Questa volta si versò un po’ di olio da massaggio sulle dita prima di farlo scivolare in Michele, così da lubrificarlo per bene. Mettendo un consistente dosaggio anche sul suo pene arrossato “Sono pulito, ricevo controlli regolari …” 

Michele grugnì in risposta. 

Giovanni fece scorrere la testa del suo cazzo tra la fessura lubrificata d’olio prima di spingerla contro l’anello stretto del muscolo. Michele grugnì di nuovo per il dolore. 

“Devi rilassarti amico … Respira.” 

“Sto respirando, ma … sei un fottuto uomo enorme, sembra che mi dividerai in due.” Sibilò Michele, i denti gli stavano mordevano il labbro. 

Giovanni allungò una mano sotto di loro per afferrare il pene di Michele, “Non stai esattamente preparando una nocciolina neppure tu” pensava che fosse prudente farglielo notare. 

Michele gemette e sembrò ridurre la tensione dei suoi muscoli della porta posteriore, così Giovanni lo fece di nuovo, accarezzandolo delicatamente. 

“Shh, rilassati, Michele … Va tutto bene, respira … Rilassati, amico … Mm, sì. Adesso dammi il tuo dolce culo.” gridò dondolando leggermente i fianchi prima di spingersi più in profondità. Sentì che i muscoli che cedevano e Michele si stava alternando tra pantaloni riscaldati e gemiti strozzati. 

Santo cazzo, c’era un cazzo che spingeva dentro di lui. 

Il cazzo di Giovanni gli stava spingendo dentro. 

“Merda … Tu … Tu sei … Oh Dio.” 

Sentì il  ridacchiare divertito di Giovanni mentre si piegava per baciare le scapole di Michele. 

Giovanni continuava a spingere sempre più in profondità fino a quando .. Oh mio Dio. 

“Merda …” 

“Tutto dentro … Mi hai preso tutto.” 

Michele rabbrividì  toccando delicatamente la parte in cui il cazzo di Giovanni allungava il culo. 

“Così allungato, il tuo fottuto buco rosa è al limite. La fottuta cosa sessista che abbia mai visto.” 

Non si mossero per un po’ , entrambi gli uomini meravigliati dalla sensazione. Michele si sentiva incredibilmente pieno e Giovanni combatte l’impulso di martellargli la carne. Il buco di Michele era così caldo, così liscio … 

“Oh Dio, ti senti così fottutamente bene.” Giovanni stava infuriando la guerra nella sua testa per non venire sul posto. 

Sarebbe stato solo imbarazzante. 

Quando finalmente Michele divenne abbastanza impaziente, spinse indietro il culo, “Gio …” gemette, con la schiena arcuata. Giovanni gettò indietro la testa con un gemito soffocato, “oh …” respirò prima di iniziare a muoversi, Michele sentì le palle di Giovanni che gli battevano sulla pelle. Era incredibile quanto facilmente si muovesse dentro di lui. 

“Lo senti, amico? Ti sto scopando.” 

Michele gemette di nuovo inarcando la schiena e girando la testa abbastanza da afferrare le labbra dell’altro uomo. Giovanni girò i fianchi e si spinse contro qualcosa e Michele ansimò rumorosamente, uscendo lentamente dal suo cazzo. 

Oh santo merda! 

“Ah!” Michele afferrò la base del suo cazzo, desiderandosi di non venire, “Smettila, fermarti, aspetta, cazzo santo, il mio cazzo perde. Non vengo, non posso essere io quello che viene… oh merda!” 

Giovanni si staccò da lui, “Ti ho fatto male, amico?” 

Stava già scuotendo la testa, “No, solo …” si allontanò raddrizzandosi dal lettino per rivolgersi all’uomo più alto. 

“Solo .. baciami e basta.” mormorò allungando la mano per avvicinare il viso al suo. Giovanni sbatté la bocca affamata della sua, Michele fece una smorfia assaggiando leggermente il sangue del suo labbro rotto, ma non si staccò. Invece invertì le posizioni spingendo il ragazzo più grande sul lettino. 

“Che cosa?” protestò, ma Michele lo zittì con un breve, tenero bacio, “Il mio turno”. sorrise allontanandosi premendo una mano contro il petto di bronzo di Giovanni. 

Quando Giovanni si rilassò, preparò i gomiti, e la sua espressione apprensiva. Michele gli si arrampicò sopra. L’altro ragazzo pensò di volere qualcos’altro, ma Michele scosse la testa e si arrampicò più in alto fino a quando il suo cazzo rosso e gonfio gli rimbalzò davanti alla faccia. 

“Succhiami.” Michele si chinò su di lui, spingendo la testa che perdeva contro le labbra carnose di Giovanni. Lo aveva immaginato fare così a lungo, stava morendo dalla voglia di vederlo in realtà. La grande mano di Giovanni si sollevò per afferrare il membro rigido di Michele, il pollice e l’indice che tiravano indietro il prepuzio prima che la sua lingua si sporgesse per assaggiare la testa sensibile. 

Michele rabbrividì, i suoi soliti occhi blu-verdi si oscurarono in un blu intenso nella sua eccitazione. 

“Mettilo nella tua fottuta bocca.” Michele respirò, spingendo in modo suggestivo prima di gettare la testa in un gemito quando il suo membro era circondato nel caldo umido. 

“Succhiami, sì … Dio la tua bocca.” non riuscì a resistere alla spinta, “Volevo scopare quella tua bocca da settimane ormai.” 

Giovanni mormorò la sua approvazione, leccandosi e succhiandolo fino a quando la saliva gli colò sul mento. 

“Ti piace quando ti fotto la bocca in quel modo?” Michele gemette, immergendo una mano tra i capelli scuri di Giovanni, costringendo l’uomo a scendere fino a quando la testa del suo cazzo gli colpì la gola. 

Giovanni si tirò indietro tossendo, “Oh merda, eri troppo profondità.” respirò profondamente prima che Michele potesse scusarsi, che si rimise il cazzo in bocca, succhiandolo con entusiasmo.  

Michele lo stava osservando ed estrasse il suo pomello dalla bocca volenterosa. Le labbra gonfie di Giovanni si aprirono per protestare, ma Michele scivolò lungo il corpo ben cesellato per baciarlo.  

Si allontanò trascinando le labbra contro la barba ruvida, premendo piccoli baci lungo il lato della mascella, il lato di quel collo, lungo il petto, fece una pausa solo per prestare particolare attenzione ai capezzoli oscuri, così da leccarli e morderli. 

Il respiro di Giovanni era aspro, i suoi occhi grigi luminosi e si socchiusero. 

Michele sorrise, prima di usare la lingua per leccarlo dalle palle alla testa gonfia e poi giù. Giovanni stava dando dei calci ai sudori raccolti alle sue caviglie, prima di aggrovigliare le mani nei riccioli ondulati scuri di Michele. Stava giocando con le palle del ragazzo prima di prenderne una in bocca. Mentre estraeva le mani dalle sue serrature, afferrò le gambe di Giovanni da dietro le ginocchia e spinse su e giù le gambe muscolose, le ginocchia al petto, il culo in aria, le guance aperte, l’iride del suo buco del culo visibile. 

“Che cosa?” 

“Tieni le gambe in alto.” Michele ringhiò non aspettando che l’altro si adeguasse, solo sapendo che lo avrebbe fatto. Stava succhiando di nuovo le palle, la sua mano usò l’olio rimasto sul cazzo di Giovanni e si mosse con un ritmo costante, la sua lingua scattò più in basso, la punta che sfiorava la piega del culo, facendo saltare il cazzo nella sua mano dentro il muscolo stretto. 

Oh? A qualcuno piaceva. 

Michele lo fece di nuovo, tranne per il fatto che spinse la lingua dentro, infilando una mano nel culo mentre allargava le guance per consentirgli un maggiore accesso. Udì un gemito profondo e basso proveniente da Giovanni, le gambe allargate, il muscolo che si rilassava intorno alla lingua. 

“Mmm, esatto piccolo, fatti bello e rilassato per me … Ti scoperò proprio qui … qui.” spinse un dito dentro di lui, la sua lingua lubrificò la strada mentre lui lo scopava. 

Michele lo fece per diversi minuti, massaggiandosi la guancia di Giovanni stringendo il buco, poi gli fece scivolare il suo membro grosso in una spinta lenta. 

“Auuugh !!” Giovanni si piegò quando il suo cazzo divenne incredibilmente più gonfio, ” fottimi, cazzo!” 

“Hai un culo stretto lì…  Sto spremendo il mio cazzo come se non ne avesse mai abbastanza.” Michele gli stava pompando addosso, tirandosi quasi fuori solo per rimetterlo dentro. 

Giovanni stava sudando adesso, le sue guance arrossate, mentre il suo cazzo duro gli rimbalzava contro gli addominali. 

“Gesù Michele, mi stai facendo … AUGH stupido, oh cazzo … Dio!” Michele gli stava martellando addosso, le palle che gli battevano sulla pelle, i fianchi di Michele che gli battevano sulle guance del culo, cazzo era così vicino. 

  Michele sbatté la sua lunghezza contro Giovanni, strinse i fianchi contro di lui e gli occhi grigi si spalancarono, le vene e i muscoli si legarono nel suo collo mentre  la bocca aperta in un sussulto forte. 

I muscoli del culo si serrarono sul suo cazzo, stringendolo come un pugno stretto.  

La vista da solo lo spingeva oltre il limite, e  Michele iniziò a fotterlo sul serio. Giovanni lo guardava con lo sguardo socchiuso, le mani che vagavano sul suo bel corpo 

Gesù, lo stava mangiando … 

 Michele scivolò  un’ultima volta prima che le sue palle si sollevassero per abbracciare la base del suo cazzo mentre lo spasmo arrivò, pompando leggermente mentre gli riempiva il culo, e continuò ad arrivare finché non vide le stelle.  

Dio che non ricordava di essere mai stato così duro in tutta la sua vita. 

“Santa merda.” Giovanni raspò sotto di lui, “Guardarti venire è … piuttosto eccitante.” 

Il ragazzo gemette e gli avvolse le braccia, avvicinandolo, il cazzo di  Michele ancora sepolto dentro di lui. 

“Sei venuto dentro di me.” 

Non era stata una domanda. 

Quindi  Michele fece solo un cenno affermativo. 

“Il tuo sperma mi cola dal culo.” 

Quindi Michele scrollò semplicemente le spalle, “Scusa?” 

“Fa un po’ caldo.” 

 Michele sorrise 

*** 

 Michele lasciò cadere l’acqua calda su di lui, i suoi occhi guardarono l’adone di bronzo che gli stava accanto. 

“Che cosa c’è ?” Chiese Giovanni quando che lo osservava “E smettila di fissarmi il culo, accidenti, gli uomini pensano solo a una cosa.” roteò gli occhi con finta irritazione mentre insaponava il corpo con il sapone. 

“Non sapevo che fossi gay.”  Michele sbottò. 

Giovanni sollevò un sopracciglio scuro, “Non lo sono.” 

“Uh … Odio fartelo sfuggire, amico. Ma tu mi hai scopato e io ti ho appena scopato. E ci è piaciuto. Com’è che non è gay?” 

“Beh, sei mai stato attratto dai tizi?” 

“No ..” Si sentì un po’ a disagio, “Non fino a quando ho incontrato te, voglio dire … ho solo scopato delle ragazze.” 

Giovanni si girò per sciacquarsi i capelli, “Lo stesso vale per me”. 

La sua disinvoltura su tutta questa faccenda irritò  Michele “Allora cosa cazzo significa, amico?” 

Giovanni sospirò, “Perché deve significare qualcosa? Mi piaci, non importa se ti capita di essere di una determinata categoria.” 

 Michele arrossì, “Io .. anche tu mi piaci .. ma ..” 

“Ma cosa?” 

“Non trovi tutto molto strano?” 

“Perché?” 

“Uh … Ti conosco a malapena, mi conosci a malapena. E allora che cos’è? Sei come il mio fottuto ragazzo o qualcosa del genere, stiamo solo andando a scopare? O usciamo per un film? Un boccone? Qualunque cosa! ”  Michele stava andando fuori di testa. Aveva appena fatto sesso con un ragazzo. 

Lo aveva scopato e aveva lasciato che  Michele lo scopasse. 

Giovanni chiuse la doccia, “Vuoi mangiare qualcosa?” 

 Michele fu colto di sorpresa dal brusco cambiamento di soggetto, “Gio! Sono serio.” 

Lui sorrise, “Anche io sono Mick. Vogliamo conoscerci? Ti sto chiedendo un boccone.” 

All’espressione sbalordita dell’altro , Giovanni si avvicinò, portando il corpo nudo dell’altro arrossato contro il suo, “Mi piaci. Non sono solo interessato a scopare. Ora,” lo baciò  ” dopo andiamo a casa mia a guardarci un film e  forse domani possiamo pensare a quella passeggiata nel parco, possiamo anche correre attraverso un campo di fiori se è adatto alla tua fantasia gay. ” 

 Michele sorrise contro le sue labbra, “Possiamo avere cinese invece? Cazzo  questa dieta mi sta uccidendo, sto  bramando schifezze.” 

“Affare fatto.” Giovanni sospirò e gli strofinò la parte del collo con il naso “Come ti senti riguardo alla lotta adesso?” 

 Michele allungò una mano per afferrare una manciata di capelli e sollevò la testa in modo che le loro fronti si toccassero, “Ne vale la pena … Ma la prossima volta ti darò un calcio nel culo”. 

“Oh piccolo” gemette “Mi piacerebbe vederti provare.”